Nel tempo libero faccio il Gatto

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Nel tempo libero faccio il Gatto

Messaggio Da Ro il 06.09.16 11:10

Ebbene sì, ho uno spazio personale!
Nasce qualche anno fa, con l'intenzione e la voglia di condividermi. Il bisogno primario e viscerale era quello della scrittura. Un bisogno che cercava un modo particolare di esprimersi che ad un certo punto del cammino non è più bastato. Durante i primi anni le mie gatte (Miu e Mia) mi hanno accompagnata con le loro storie, i loro pensieri e le loro "voci". Sì, perché il blog era in realtà il loro diario, una sorta di traduttore simultaneo delle loro piccole testoline. Dallo scorso maggio però ho voluto dare una piega differente a questo spazio, eliminando gli interpreti, le maschere e i personaggi.
Ora ci sono solo io.
E scrivo!
E se vi va, venite a trovarmi su Nel tempo libero faccio il Gatto
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...come volare... come tornare...

Messaggio Da Ro il 07.09.16 11:50

Partire è come volare.
Abbandonarsi irrimediabilmente sul tappeto del vento che, malandrino, ci spinge in alto provocando il vuoto nello stomaco. E un po' ci piace e un po' fa paura.
L'entusiasmo nasce da quel senso di libertà di cui la vita ha necessariamente bisogno per pompare emozioni; fa paura perché in fondo, per quanto sia alto lassù, il timore è quello che poi bisognerà scendere e tutto dovrà finire.


...continua qui...
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Quel senso di...

Messaggio Da Ro il 24.11.16 10:07

Ce le hai presenti le torri?
No, non mi riferisco ai "serpentoni". Quelli che a velocità supersonica ti annichiliscono lasciandoti appeso a una seggiolina, gambe all'aria.
Nemmeno mi riferisco all'enorme frullatore bianco che d'improvviso ti fa roteare, mentre la forza centrifuga impedisce di tenere la testa diritta che è irrimediabilmente schiacciata sullo scomodissimo poggiatesta.
Non parlo della serenità della ruota lenta, che vertiginosamente ti porta su e poi scende con altrettanta flemma, lasciandoti godere il panorama.

È proprio quella sensazione di fitta nello stomaco, di cui parlo. Quel magone da mancanza di gravità, quello strattone che senti all'ombelico che ti tira via come fossi attaccato ad un elastico. Eppure è dolciastro ed euforicamente piacevole. È la salita della torre, l'ascesa verso l'arietta più fresca e densa, che una volta su ti lascia godere incontaminato il panorama sottostante, tenendoti in fremente attesa.


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